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Come cambieranno le case dopo il coronavirus

Dopo il coronavirus gli spazi domestici andranno ripensati. Le case del futuro non saranno solo tecnologia e domotica, ma ci sarà un ritorno al passato

Come saranno le case del futuro? Se ognuno di noi avesse dovuto rispondere a una domanda del genere fino a poche settimane fa, probabilmente, si sarebbe concentrato su domotica, innovazioni tecnologiche e risparmio energetico.

Oggi che l’emergenza coronavirus ha sconvolto la nostra vita e la nostra quotidianità, ecco che la risposta, probabilmente, cambia. O perlomeno va pensata da una prospettiva nuova.

Questo significa che la casa del futuro non sarà più solo un insieme di innovazioni tecnologiche in grado di migliorare il nostro comfort e semplificarci la vita domestica, ma diventerà uno spazio “nuovo”.

Già, perché ormai tutti noi abbiamo compreso che il ritorno alla normalità non sarà né così semplice né così veloce. Per questo motivo ci stiamo abituando e dovremo abituarci sempre più a vivere una nuova normalità. Anche tra le mura domestiche.

I due mesi o quasi di quarantena ci hanno fatto sembrare strette anche le case più ampie e spaziose, ma ci hanno anche insegnato a vivere la casa in un modo diverso. Sono cambiate le nostre abitudini e il nostro modo di vivere gli spazi. Complici tante giornate di sole, terrazzi, giardini o anche piccoli balconi sono diventati spazi indispensabili per un po’ di relax o anche per l’esercizio fisico.

Ma allora, come sarà la casa del futuro nella nuova normalità post coronavirus? In linea di massima possiamo dire che gli ambienti andranno ripensati sia per “proteggersi” dall’esterno sia perché ognuno degli abitanti possa avere uno spazio tutto proprio o quasi.

Tornerà l’anticamera nelle nostre case

Possiamo immaginare che i nuovi immobili saranno pensati per creare una divisione più netta con l’esterno. Questo significa che l’anticamera tornerà ad accogliere amici e parenti recuperando quella funzione di ambiente destinato ad accogliere chi, venendo di fuori, entra in un appartamento o in un locale.

Negli ultimi anni, complice una progressiva riduzione degli spazi, l’anticamere era stata sacrificata e così più che in ambito prettamente abitativa era diventato spesso un ambiente tipico più di uffici e studi professionali.

…e il corridoio

Discorso analogo all’anticamera è quello che riguarda il corridoio. Nei progetti di arredamento, ristrutturazione e restyling delle case questo viene spesso sacrificato per ingrandire i locali che, di fatto, sono sempre più attaccati l’uno all’altro.

Ma oggi l’esigenza è quella disimpegnare gli ambienti che devono essere, se non “isolati”, almeno distanziati. Ecco allora che la funzione del corridoio torna prioritaria sia in termini di spazio fisico che di acustica, come vedremo nelle prossime righe…

Spazio allo smart working

Se in queste settimane molti si sono arrangiati alla bell’e meglio, nel prossimo futuro ogni casa dovrà prevedere locali destinati allo smart working. Non spazi qualsiasi ma ambienti “protetti” dove le persone possono effettuare video call e altri progetti senza disturbare gli altri e senza essere disturbati.

Le case più grandi avranno certamente dei locali dedicati, come accadeva fino a qualche anno fa con il classico “studio in casa”, ma anche le abitazioni di metrature più piccole dovranno prevedere anche solo dei corner pensati proprio per il lavoro da casa.

In classe e in cameretta

Proprio come gli studi dedicati allo smart working, anche le camerette dei bambini oltre ad armadi e ceste piene di giocattoli dovranno prevedere uno spazio adeguato non solo per fare i compiti ma, se è il caso, seguire lezioni online.

Tutti i genitori ovviamente sperano che i propri figli possano al più presto tornare in classe con i propri compagni per studiare, giocare e socializzare nella massima sicurezza e certamente questo avverrà. Ma se fino ad oggi lo spazio dedicato ad una scrivania funzionale e ad una comoda sedia veniva talvolta sacrificato utilizzando la sala, è probabile che nei prossimi mesi questa tendenza subirà un’inversione.

Naturalmente questo ripensamento degli spazi per i compiti e lo smart working imporrà anche una piena accessibilità degli strumenti tecnologici dedicati al lavoro o ai compiti.

Ritorno al passato?

Insomma, parlando di casa del futuro nell’era post corona virus sembra quasi che ci sarà un ritorno al passato con il recupero di ambienti e soluzioni che negli ultimi anni erano state un po’ trascurate.

Questo non significa però che ci sarà un vero e proprio ritorno al passato perché si tratta di elementi perfettamente in grado di sposarsi con quella filosofia di tecnologia, innovazione e comfort che ha caratterizzato il nostro immaginario della casa di domani.

Gli investimenti in domotica e sostenibilità ambientale proseguiranno dunque ed entreranno sempre di più a far parte della nostra quotidianità.

Insomma, la casa del futuro sarà senz’altro tecnologica e sostenibile, ma sarà pensata anche per essere più vivibile recuperando ambienti ed elementi che un po’ frettolosamente avevamo etichettato come poco funzionali. In fondo, come recita un vecchio proverbio arabo: “La felicità non è un posto in cui arrivare ma una casa in cui tornare”.

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